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«Siamo tutte donne ma non siamo tutte uguali e non vogliamo esserlo».
Esordisce così Emma Bonino a Women’s Forum in Expo 2015, due giorni dedicati a “Nutrire un futuro sostenibile” e mai esordio fu più azzeccato per introdurre la variegata serie di interventi che si sarebbero alternati durante il convegno.

WOMEN-FOR-EXPOSono venuti a decine da tutto il mondo: perfino quelle e quelli che più opposti non si può, come Jackie Duff che dirige un progetto globale di emancipazione femminile per la CocaCola e Derek Yach che invece fa il vicepresidente senior della Pepsi; dall’ex giudice della Corte Suprema dello Stato di New York, Laura Safer Espinoza, che parla di come migliorare la catena dal produttore al consumatore finale, alla direttrice del World Food Programm Ertharin Cousin impegnata nel progetto “Fame zero”, all’attivista indiana Vandana Shiva che dice «le donne sono la maggioranza dei produttori di cibo e anche degli agricoltori, la maggior parte degli alimenti sono lavorati da donne, infatti il cibo fatto dalle donne è migliore, ma l’industria prende questo cibo e lo trasforma in cibo spazzatura, quindi dobbiamo riprenderci il cibo, rivendicarlo e darlo di nuovo alle donne».

11403020_804557649643056_4029993360620039348_nDifficile sintetizzare in poche righe la mole di pensieri che mi porto dentro, proverò a farlo partendo dal concetto di paradosso.
Se negli ultimi 20 anni la malnutrizione è calata vistosamente, grazie ai programmi delle diverse Organizzazioni non governative, l’obesità è aumentata del 45% guadagnandosi lo status di patologia più pericolosa per la sopravvivenza umana (persino del cancro e dell’ipertensione).
Produciamo semi in grado di adattarsi alle condizioni climatiche ed ambientali più difficili e poi non ne concediamo il libero accesso agli agricoltori, soprattutto ai più poveri.
Perdiamo ingenti quantità di cibo per mancanza di magazzini e adeguate strutture refrigerative (questo accade in paesi come Africa e Asia), oppure per spreco dovuto ad un acquisto forsennato (vedi paesi economicamente più ricchi) e poi ci sono leggi che impediscono il riutilizzo del cibo non consumato. In Expo, ad esempio, tutto il cibo che avanza durante la giornata non può essere donato agli enti assistenziali a causa di normative Europee che lo vietano.
Paradossale?
Questa è la sfida che ci attende da qui al 2050, anno in cui il nostro pianeta toccherà quota 9 miliardi di abitanti, un numero impressionante se pensiamo alle risorse alimentari di cui possiamo disporre: eliminare i paradossi trasformandoli in opportunità di vita. Una sfida che vede le donne, da sempre, in primo piano, vuoi perché madri e perché, ancora oggi, sono loro, in maggioranza, che coltivano, producono e preparano il cibo.

In chiusura del Women’s Forum, voglio condividere con voi un pensiero positivo che mi porto a casa: la presenza in sala di tante giovani donne, segno che l’interesse è alto anche nelle nuove generazioni, la nostra speranza per un futuro più equo e solidale. Un impegno che anche DonneIN porterà avanti nei suoi prossimi incontri.